Drone sottomarino Greyshark della NATO che sorveglia i cavi

Articolo Aggiornato il 18/05/2026 da Francesco Polimeni

Drone sottomarino: quando la sorveglianza scende sotto il pelo dell’acqua

La sorveglianza delle infrastrutture critiche ha sempre avuto un punto cieco: il fondale marino. I cavi in fibra ottica che trasportano il 95% del traffico internet globale, i gasdotti che attraversano il Mediterraneo, le dorsali energetiche che collegano continenti — tutto questo giace in un ambiente dove la presenza umana è costosa, lenta e pericolosa, e dove le attività ostili possono svolgersi nell’invisibilità quasi assoluta.

Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022 ha reso evidente a governi e operatori di infrastrutture quanto questo punto cieco fosse reale e sfruttabile. Da quel momento, la sorveglianza subacquea continua è diventata una priorità strategica per la NATO e per le marine militari di tutto il mondo.

La risposta tecnologica più avanzata presentata finora si chiama Greyshark: un veicolo sottomarino autonomo (AUV) sviluppato dall’azienda tedesca Euroatlas, con sede a Brema, progettato per operare in modo completamente indipendente per mesi, senza nave di supporto, senza riemergere in superficie, senza equipaggio a rischio.


Drone sottomarino Greyshark: specifiche operative e autonomia senza precedenti

Il dato che distingue il Greyshark da tutti i sistemi analoghi attualmente disponibili è la sua autonomia operativa: 16 settimane consecutive in immersione, alimentato da celle a combustibile a idrogeno che eliminano la necessità di riemergere per ricaricarsi.

In termini di distanza percorribile, il sistema offre due profili operativi:

  • A 10 nodi (velocità da pattugliamento attivo): autonomia fino a 1.100 miglia nautiche
  • A 4 nodi (velocità di crociera/sorveglianza passiva): autonomia fino a 10.700 miglia nautiche

Questo secondo profilo è particolarmente significativo: 10.700 miglia nautiche corrispondono a oltre 19.000 chilometri — la distanza sufficiente per percorrere l’intero bacino del Mediterraneo più volte, o per seguire il tracciato di un gasdotto dall’Algeria alla Sicilia e tornare decine di volte.

Per le operazioni di monitoraggio di infrastrutture lineari — cavi, pipeline, dorsali energetiche — questa autonomia trasforma il Greyshark da strumento di ispezione occasionale a sensore di sorveglianza permanente. Una logica simile a quella che ha guidato l’evoluzione dei droni a fibra ottica anti-jamming nel dominio aereo: eliminare la dipendenza dal controllo radio e allungare il raggio operativo verso l’autonomia totale.


I 17 sensori del drone sottomarino: intelligenza del fondale marino

La capacità operativa del Greyshark non dipende solo dall’autonomia energetica, ma dalla qualità dei dati che è in grado di raccogliere. Il sistema integra 17 sensori ad alta risoluzione che lavorano in modo sinergico per costruire un’immagine tridimensionale dettagliata del fondale e di tutto ciò che vi si trova.

La risoluzione raggiunta è di circa 4 centimetri per pixel — una precisione progettata non per la cartografia estetica, ma per scopi operativi precisi: identificare mine, rilevare oggetti anomali, individuare segni di manomissione su cavi o pipeline, mappare ostacoli per la navigazione sottomarina.

La suite sensoriale comprende:

Sonar a scansione laterale (side-scan sonar): rivela la struttura del fondale marino e identifica oggetti che si discostano morfologicamente dall’ambiente circostante — inclusi manufatti artificiali depositati sul fondo, potenziali mine o dispositivi di sabotaggio.

Sensori acustici: permettono il rilevamento di oggetti a distanza, anche in condizioni di visibilità zero. L’acustica subacquea è la tecnologia di rilevamento primaria in ambienti profondi dove la luce non penetra.

Sistemi di imaging attivo: per il lavoro ravvicinato su infrastrutture specifiche, permettono la documentazione visiva dello stato fisico di cavi e condotte — con una logica analoga a quella delle telecamere spia ad alta risoluzione usate nella sorveglianza professionale terrestre.

Sensori di pressione e navigazione inerziale: affinano continuamente la posizione del veicolo, compensando le correnti e mantenendo la precisione del tracciato anche senza GPS (non disponibile in immersione).

La combinazione di questi sistemi produce dati che nessun sensore singolo potrebbe ottenere: confrontando segnali acustici, ottici e di navigazione, il Greyshark costruisce una rappresentazione dell’ambiente sottomarino con un livello di dettaglio sufficiente per distinguere un cavo integro da uno danneggiato, o una roccia naturale da un ordigno.


Drone sottomarino autonomo: cosa può fare senza intervento umano

Uno degli aspetti più rilevanti del Greyshark è il livello di autonomia decisionale. Il veicolo è in grado di:

  • Immergersi autonomamente dal punto di lancio senza assistenza
  • Navigare verso l’area operativa seguendo waypoint programmati o aggiornati in remoto
  • Eseguire pattern di ricerca su aree definite, ottimizzando la copertura in funzione delle condizioni ambientali
  • Localizzare oggetti di interesse e classificarli in base ai dati sensoriali
  • Trasmettere dati al centro di controllo attraverso link acustici o, quando in superficie, via satellite
  • Partecipare a operazioni di sminamento supportando le marine militari nella bonifica di aree a rischio

Questa autonomia operativa ha implicazioni dirette per la sicurezza degli equipaggi: nelle aree dove possono essere presenti mine, sabotatori subacquei o minacce non identificate, il Greyshark può operare al posto di personale umano. Il principio non è diverso da quello che ha portato allo sviluppo dei droni militari nel dominio aereo: sottrarre l’elemento umano agli ambienti ad alto rischio senza rinunciare alla capacità di raccolta intelligence.


Drone sottomarino nello Stretto di Hormuz: un caso operativo concreto

Euroatlas ha citato esplicitamente lo Stretto di Hormuz come area operativa di riferimento per il Greyshark. La scelta non è casuale: attraverso quello stretto transitano circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio, e la minaccia di minamento da parte di attori statali ostili è una costante delle analisi di rischio geostrategico della regione.

La stima fornita dall’azienda è significativa: sei unità Greyshark, gestite da un unico operatore, sarebbero sufficienti per mappare con precisione l’intera estensione dello stretto in non più di 24 ore. La stessa operazione condotta con flotte dotate di equipaggio richiederebbe giorni, un numero molto maggiore di personale e comporterebbe rischi operativi incomparabilmente superiori.

Scalando questa logica al contesto mediterraneo — rilevante per l’Italia in termini di gasdotti, cavi di comunicazione e rotte commerciali strategiche — il Greyshark rappresenta la possibilità di un monitoraggio continuo di infrastrutture che oggi vengono ispezionate con frequenza insufficiente rispetto alla crescente minaccia di sabotaggio.


Drone sottomarino in sciame: reti di veicoli coordinati

Una caratteristica che distingue il Greyshark dagli AUV di prima generazione è la progettazione nativa per operazioni in sciame coordinato. Più unità possono operare simultaneamente nella stessa area, scambiando dati in tempo reale attraverso link acustici sottomarini e costruendo collettivamente un’immagine dell’ambiente più dettagliata di quanto ogni singola unità potrebbe ottenere autonomamente.

In pratica: quando un’unità rileva un’anomalia acustica, le unità adiacenti ricevono immediatamente le coordinate e possono convergere sull’area per la verifica con i propri sensori. Il risultato è una rete sensoriale distribuita che copre aree vaste con ridondanza e velocità impossibili per sistemi singoli.

Questa architettura è particolarmente efficace contro il traffico di sommergibili artigianali utilizzati dai cartelli del narcotraffico — un problema sempre più rilevante anche nel Mediterraneo. La filosofia di sistema ricorda quella dei droni con telecamera di ultima generazione dotati di AI per il riconoscimento automatico di oggetti e veicoli: non un singolo sensore centralizzato, ma una rete distribuita che impara dall’ambiente in tempo reale.


Greyshark nel quadro NATO: i test del 2026

I paesi della NATO hanno già espresso interesse formale per il sistema Greyshark. Le prove in mare sono pianificate per agosto 2026, con un protocollo di test che verificherà autonomia dichiarata, performance di navigazione e funzionamento dei sensori in condizioni operative reali.

La notizia è stata riportata in Italia da Red Hot Cyber il 16 maggio 2026, con dettagli sulle capacità tecniche e sugli scenari operativi previsti. Se i test confermeranno le specifiche dichiarate, il Greyshark avvicinerà le marine NATO alla sorveglianza subacquea continua e automatizzata — una capacità che oggi non esiste a questo livello di autonomia e scala.


Sicurezza delle infrastrutture: il quadro italiano

Per chi opera in sicurezza professionale e intelligence in Italia, il Greyshark e i sistemi analoghi che seguiranno definiscono il nuovo standard di riferimento per la sorveglianza delle infrastrutture critiche subacquee.

Il Mediterraneo ospita alcune delle infrastrutture più strategiche d’Europa: il gasdotto Transmed che porta il gas algerino in Italia, il TAP che attraversa l’Adriatico, i cavi in fibra ottica che collegano l’Italia al resto del mondo. Tutte queste infrastrutture sono oggi monitorate in modo discontinuo, con ispezioni periodiche che lasciano finestre di vulnerabilità considerevoli.

La sorveglianza subacquea autonoma e continua — resa possibile da sistemi come il Greyshark — rappresenta la risposta tecnologica a questa vulnerabilità strutturale. Non sostituisce la risposta operativa in caso di incidente, ma la anticipa: rileva le anomalie prima che diventino sabotaggio, identifica la presenza di attori ostili prima che completino un’operazione, fornisce dati forensi in tempo reale su qualsiasi evento sul fondale.

La traiettoria tecnologica è chiara: dall’elicottero spia al drone aereo, dal drone aereo al veicolo sottomarino autonomo. Il dominio cambia, la logica rimane la stessa — portare la capacità di sorveglianza continua dove prima era impossibile o troppo costoso farlo.


Articolo redatto da Polinet S.r.l. — Specialisti TSCM e sicurezza elettronica dal 2001
Fonte: Red Hot Cyber, 16 maggio 2026 — “Sorveglianza marina: Arriva Greyshark. Il drone NATO che può monitorare i cavi sottomarini”

FAQ: Drone sottomarino Greyshark

Cos’e il drone sottomarino Greyshark?

Il Greyshark e un veicolo sottomarino autonomo (AUV) sviluppato dall’azienda tedesca Euroatlas, progettato per missioni di sorveglianza subacquea di lunga durata. E alimentato da celle a combustibile a idrogeno e puo operare in immersione fino a 16 settimane consecutive senza riemergere, senza nave di supporto e senza equipaggio a bordo.

Quanto dura la batteria del drone sottomarino Greyshark?

Il Greyshark non utilizza batterie tradizionali ma celle a combustibile a idrogeno, che gli consentono di operare per 16 settimane (4 mesi) senza riemergere. L’autonomia di distanza e di 1.100 miglia nautiche a 10 nodi oppure fino a 10.700 miglia nautiche a velocita ridotta di 4 nodi.

Quanti sensori ha il drone sottomarino Greyshark?

Il Greyshark integra 17 sensori ad alta risoluzione, tra cui sonar a scansione laterale, sensori acustici, sistemi di imaging attivo e sensori di pressione e navigazione inerziale. La risoluzione raggiunta e di circa 4 centimetri per pixel, sufficiente per identificare mine, rilevare oggetti anomali e individuare segni di manomissione su cavi o pipeline sottomarine.

A cosa serve il drone sottomarino Greyshark?

Il Greyshark e progettato per la sorveglianza continua di infrastrutture critiche sottomarine (cavi in fibra ottica, gasdotti, oleodotti), la ricerca e la mappatura di mine, l’ispezione del fondale marino, il supporto alle operazioni di sminamento navale e il rilevamento di sommergibili illeciti utilizzati per il narcotraffico. E impiegabile anche nello scenario dello Stretto di Hormuz per la mappatura rapida di zone a rischio minamento.

Il drone sottomarino Greyshark e stato adottato dalla NATO?

I paesi della NATO hanno espresso interesse formale per il sistema Greyshark. Le prove in mare sono pianificate per agosto 2026, con un protocollo che verifichera autonomia, navigazione e funzionamento dei sensori in condizioni operative reali. Una eventuale adozione formale dipende dagli esiti di questi test.

Quanti droni sottomarini Greyshark servono per monitorare lo Stretto di Hormuz?

Secondo Euroatlas, sei unita Greyshark gestite da un unico operatore sarebbero sufficienti per mappare con precisione l’intera estensione dello Stretto di Hormuz in non piu di 24 ore, contro giorni di lavoro e maggiori rischi operativi che richiederebbe una flotta con equipaggio umano.

Il drone Greyshark puo operare in sciame?

Si. Il Greyshark e progettato nativamente per operazioni in sciame coordinato: piu unita possono operare simultaneamente nella stessa area, scambiando dati in tempo reale attraverso link acustici sottomarini. Quando un’unita rileva un’anomalia, le unita adiacenti ricevono le coordinate e convergono sull’area per la verifica con i propri sensori, aumentando la precisione e riducendo i tempi di risposta.

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Autore

  • Francesco Polimeni è un esperto riconosciuto nel campo del Technical Surveillance Counter Measures (TSCM), con oltre trent'anni di esperienza nel settore della sicurezza e del controspionaggio.

    Dopo una carriera come agente della Polizia di Stato, ha fondato Polinet S.r.l. a Roma, un'azienda leader nelle bonifiche elettroniche e nella vendita di dispositivi di sorveglianza.

    Dal 2001 è Amministratore Unico della Polinet S.r.l., tra le società leader in Italia esperte in tecnologie di Controsorveglianza e Anti Intercettazioni.

    La sua specializzazione include la bonifica di microspie in ambienti privati e professionali, nonché la rimozione di localizzatori GPS nascosti nei veicoli.

    Polimeni è anche un volto noto nei media italiani, avendo partecipato a numerose trasmissioni televisive di rilievo come "Porta a Porta" e "Matrix", dove è spesso invitato come esperto per discutere di tematiche legate alla sicurezza delle informazioni e al controspionaggio.

    La sua attività non si limita alla capitale; infatti, offre i suoi servizi di bonifica in tutta Italia, mantenendo un alto livello di riservatezza e professionalità in ogni intervento.

    Francesco Polimeni è iscritto al Ruolo Periti ed Esperti dalla C.C.I.A.A. di Roma al numero *** RM-2368 *** quale "Esperto in Sistemi di Prevenzione del Crimine".

    Competenze chiave:

    - Bonifiche elettroniche e rimozione di dispositivi di sorveglianza

    - Consulenze tecniche per la prevenzione del crimine

    - Utilizzo di tecnologie avanzate per il rilevamento di localizzatori GPS

    - Esperienza pluriennale nel settore TSCM e controspionaggio

    Titolare della Licenza Ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S., rilasciata dalla Prefettura di Roma, che autorizza la vendita e manutenzione di materiale per le Forze Armate e le Forze di Polizia. Certificato NATO NCAGE AL332 nel NATO Codification System, riconosciuto come fornitore ufficiale per le Amministrazioni della Difesa e gli Enti Governativi NATO. Qualificato MEPA/Consip e iscritto all'Albo Fornitori Carabinieri e al registro del Ministero della Difesa.

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